
Le persone che rovinano la vita in ufficio: i mugugnatori seriali
Ci sono persone che spengono il sorriso. Già sul lavoro non è banale essere felici, ma anche nei momenti nei quali potremmo goderci i vantaggi del nostro lavoro, spuntano personaggi che hanno fatto della brontolata seriale il loro cavallo di battaglia. Alcuni li chiamano persone negative, altri mugugnatori, il risultato non cambia, la nostra giornata, grazie a loro, è molto peggio di quello che potrebbe essere.
Il mugugno secondo il vocabolario Treccani significa Brontolio, espressione di scontento e di protesta, prolungata e fastidiosa. La sua origine si fa risalire alla Repubblica Marinara di Genova ed è sicuramente un termine onomatopeico. La leggenda narra che proprio a Genova quando alle 5 di mattina nella piazza principale della città si radunavano i camalli (gli scaricatori di porto) questi potessero optare per due diversi trattamenti salariali: l’attività lavorativa con diritto di mugugno e quella senza diritto al mugugno. Se un camallo esercitava il diritto di mugugno, invece che prendere 10 soldi per una giornata di lavoro in porto, ne percepiva 9, però in compenso aveva il diritto di mugugno ovvero poteva lamentarsi tutto il giorno di tutto ciò che voleva. Nella terra conosciuta per l’attenzione al denaro, molti camalli decidevano di ricevere la paga ridotta.
Oggi purtroppo mugugnare in apparenza è gratis e questo ovviamente non ha migliorato le cose.
Se esiste un effetto catartico dovuto alla brontolata, perché scarica tensione e stress, occorre ricordare alcune cose:
- Quando mugugnamo scarichiamo su qualcuno all’esterno le nostre tensioni. Al soggetto in questione non stiamo facendo una cortesia.
- Proprio per questa ragione occorre mugugnare in modo costruttivo e come dicevano i latini: cum grano salis (usando la parsimonia).
- Se passiamo il nostro tempo a brontolare, probabilmente non lo utilizzeremo per risolvere i problemi.
Se è normale essere a volte scontenti e se proprio per questo risulta importante brontolare piuttosto che tenersi tutto dentro, la mia riflessione va a chi brontola su tutto e non muove un dito per risolvere le cose.
Sorridere infatti fa bene e fa bene anche all’azienda. Esistono molti studi che lo confermano, ad esempio quello condotto dall’Università di Warwick . Secondo questo studio i lavoratori più felici sono il 12% più produttivi. I lavoratori infelici sono il 10% meno produttivi. Una differenza enorme! Purtroppo, però quando si parla della quotidianità in azienda, le persone felici rischiano di subire un vero e proprio accerchiamento da parte dei mugugnatori. Mentre i primi sono rari e isolati, i secondi possono essere numericamente superiori, organizzati e tendono ad espandersi. I primi, le persone positive, che magari osano rallegrarsi per cose come la relazione con i colleghi, il tipo di lavoro che stanno svolgendo, il raggiungimento di obiettivi aziendali piccoli e grandi, vengono trattati dai mugugnatori seriali malissimo. Alcuni vengono addirittura tacciati della Sindrome di Pollyanna. Pollyanna è la protagonista di un cartone animato tratto dal romanzo di Eleanor H. Porter del 1913. Molti di noi sono stati traumatizzati da questo cartone, che racconta la storia di una bambina che definire sfortunata è poco. A questa creatura capitano una serie di eventi a dir poco traumatici, per citarne alcuni: perde entrambi i genitori, si ritrova a vivere da una vecchia zia anaffettiva, perde l’uso delle gambe…insomma in ogni puntata una vera e propria lotta per la sopravvivenza. L’unica strategia che Pollyanna sperimenta è quella del “gioco della felicità” che consiste nel dispensare gratuitamente a tutti ottimismo, per far star bene gli altri ad esempio mantenendo sempre e a prescindere dagli eventi un atteggiamento felice e gentile. Questa modalità è un tantino “problematica” in quanto coltiva un ottimismo irrealistico ed è stata definita da Anolli come una forma di “ottimismo idiota”.
È questa la forza del mugugnatore seriale…quella di farti sentire sempre un ottimista idiota, anche quando l’ottimismo è realistico, fondato e costituisce un valore aggiunto per il benessere fisico e mentale. Dopo un assedio di alcuni mesi, anche la persona più positiva può cedere alla lusinga del mugugno, alla fine è semplice brontolare e gli argomenti non mancano di certo nella vita di ciascuno di noi. Piuttosto che essere trattati da ottimisti idioti ci uniamo ai mugugnatori e questo, per noi, per gli altri e per l’azienda è veramente un peccato!
Cosa fare?
Non esiste una ricetta preconfezionata. Come in tutte le cose è importante una certa dose di consapevolezza. Questa ci porta per prima cosa a distinguere e smascherare il mugugnatore seriale dal collega che ha avuto una brutta giornata. Questa parte è molto semplice: se brontola su tutto, ma proprio tutto e di fronte a suggerimenti pratici per risolvere le cose, risponde con frasi del tipo “parli bene tu…” “tanto non funzionerà…” o con un sempre verde “si…ma…” Siete proprio davanti ad un mugugnatore seriale.
Preso atto di questo occorre agire, soprattutto se non potete evitare la sua compagnia. Per prima cosa occorre vaccinarsi e la vaccinazione consta di 2 passaggi:
Quando parla il mugugnatore chiedetevi: quello che sta dicendo mi apre o mi chiude delle possibilità? Se la risposta è che vi chiude possibilità ignoratelo. Attenzione, senza questo passaggio rischiate di non avere gli anticorpi sufficienti per liberare la vostra mente dai pensieri negativi che il mugugnatore instilla negli altri così bene!
Prestate attenzione a quanto vi costa in: tempo, energia, e qualità di vita. Questo passaggio risulta indispensabile per trovare la forza di compiere azioni che aiutino a gestire il mugugnatore.
Infine, l’ultimo passaggio, quello dove l’arte prende il sopravvento sulla scienza (nel senso che anche facendo tutto alla perfezione non è detto che si possano raggiungere i risultati sperati).
Per prima cosa dite al mugugnatore che non trovate gradevole la valanga di lamentele con le quali vi sommerge. Ovviamente il tutto va fatto con molto garbo e utilizzando pedissequamente le regole per dare un buon feedback (si vedano gli articoli Grazie del feedback e Il mio capo mi odia).
Se questo passaggio non funziona (attenzione è probabile che dobbiate ripeterlo alcune volte) si può passare all’artiglieria pesante. Nello specifico siate scostanti o mostrate disinteresse quando inizia a brontolare (qui attenzione a non essere maleducati), ma mostrate estremo interesse e attenzione (anche un eventuale sguardo di ammirazione) quando per caso (magari solo per 5 minuti al giorno) non mugugna. Questo vostro comportamento deve essere costante. Inutile dire che richiede attenzione, prontezza ed energia…e di conseguenza deve valerne la pena e questo lo saprete solo se avrete calcolato anticipatamente i costi!


